*soft*ware vs. *hard*ware - punti di vista?

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*soft*ware vs. *hard*ware - punti di vista?

Messaggiodi die_z il ven lug 17, 2009 5:31 pm

George Bernard Shaw[1] ha scritto:Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ci scambiamo le mele,
avremo sempre una mela ciascuno.
Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea, e ci scambiamo le idee,
allora avremo entrambi due idee.


Come dicevo a un amico qualche sera fa, questa è una fondamentale differenza tra un software e un cacciavite, tra un prodotto della tecnica e un prodotto dell'ingegno[2].
Per avere un cacciavite devo realizzarlo e per averne una copia esatta devo realizzarne un altro. Per avere un software bisogna realizzarlo ma per averne una copia esatta mi serve solo il tempo di eseguire la copia. Per fare la copia di un cacciavite mi servono il suo progetto, i materiali, gli strumenti per lavorarli e la competenza per farlo. Per fare la copia di un software mi serve il suo codice, un supporto abbastanza capiente da contenerlo, un software che mi consenta di eseguire la copia e la competenza per aprire un terminale e scrivere $ cp $sorgente $destinazione o per cliccare e trascinare una cartella da una parte all'altra. Virtualmente chiunque è in grado di paragonare i due processi di copia e di concludere che il costo per copia di un software tende a zero mentre quello associato alla copia di un prodotto materiale ha del margine per contrarsi ma comprende dei costi inevitabili che costituiscono gran parte del totale.
Infatti un cacciavite viene venduto, mentre un software viene concesso in licenza.

Ci sono alcune riflessioni che si possono fare prendendo spunto da questo esempio: scrivere un software e poi venderlo è comprensibilissimo, lo sviluppatore o il team di sviluppatori che lo scrive impiega del tempo e delle risorse ed è banale trovare le motivazioni per cui chiedere un compenso a fronte di un lavoro del genere; diverso è scrivere un software e poi venderlo a più persone, per quanto legale, eticamente è una frode, in quanto il lavoro di coding, testing, debugging, ecc. viene svolto una sola volta ma pagato più volte senza un plausibile motivo; diverso ancora lo scenario in cui il software viene pagato sulla base del numero di computer su cui viene installato[3] o fruito[4], praticamente da denuncia su un piano etico; questione di tutt'altro tipo è invece vendere supporto o servizi, che costituiscono un bene che viene erogato di volta in volta.
Si potrebbe continuare a lungo con le riflessioni e con gli esempi reali ma ne risulterebbe un discorso troppo generale, dunque mi fermo qui e lascio spazio per discussioni più mirate.

Un altra cosa interessante è invece il punto di vista che si ha circa il software e mi spiego subito meglio. Riprendo ancora il mio fido cacciavite e il paragone con un programma: il cacciavite è uno strumento, costruire cacciaviti non è lo scopo ultimo dell'umanità (spero), ma rimane comunque un prodotto, un manufatto, un'entità fisica che non esiste senza il completamento di un processo produttivo, nemmeno tanto semplice, che impiega conoscenze, materiali e esseri umani; diversamente un software è uno strumento, nel senso che è un mezzo per raggiungere uno scopo, ma non è altrettanto facile dire che sia un prodotto o un manufatto o un'entità a sè stante.. potrebbe essere diverso, usare altre risorse o metodologie ma raggiungere comunque lo scopo e soprattutto potrebbe anche non esistere e lo scopo potrebbe essere raggiunto comunque.
Quello che un software è, in effetti, è la traduzione di un procedimento logico di arbitraria complessità in una serie di istruzioni che un'entità binaria può seguire[5]. Quindi un'azienda che ha come prodotto un software è sostanzialmente costruita su concetti di mercato e di economia assurdi. Scrivere un software è un'arte, un'attività intellettuale, non un processo produttivo![6] Un'azienda non ha senso che viva di software ma che, fornendo supporto, personalizzazione e formazione, viva sul software (che può o meno aver scritto inizialmente).

...continua :D


bye_z!
-
[1] (1856-1950), premio Nobel alla Letteratura nel 1925
[2] motivo per cui, per esempio, non hanno senso i brevetti software
[3] o (peggio) sulla base del numero di processori con cui è equipaggiato il computer nel quale verrà installato
[4] in alcuni casi il software viene installato su un solo computer ma il modello di licenza prevede il pagamento in base a quanti computer o persone ci si collegheranno per utilizzarlo; invece riprendendo il parallelo è evidente che non si potrebbe tollerare un negozio che fa pagare per un cacciavite un diverso prezzo in base a quante viti si prevede di avvitare/svitare
[5] che permette infatti di sfruttare le caratteristiche di un computer (precisione e velocità nell'esecuzione) che mancano a un essere umano su operazioni che altrimenti dovrebbe svolgere un essere umano: se ne ottiene la possibilità di eseguire quante volte si vuole, a una velocità elevatissima, e con la certezza di non incappare in errori compiti che altrimenti richiederebbero tempi lunghi anche per poche iterazioni e un controllo sui risultati per trovare e correggere gli errori
[6] non intendo dire che metodi di gestione aziendale applicati alla programmazione non hanno senso, anzi, quello che voglio dire è che il cuore della "produzione" di software è un'arte, senza la quale il programma risulta grosso modo inutile; senza innovazione, senza una soluzione originale a un vecchio problema o una soluzione a un nuovo problema non nasce un software interessante, al più una nuova versione di un vecchio software..
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Re: I luoghi comuni del software libero

Messaggiodi zetsu il sab lug 18, 2009 2:10 pm

die_z ha scritto:Ci sono alcune riflessioni che si possono fare prendendo spunto da questo esempio: scrivere un software e poi venderlo è comprensibilissimo, lo sviluppatore o il team di sviluppatori che lo scrive impiega del tempo e delle risorse ed è banale trovare le motivazioni per cui chiedere un compenso a fronte di un lavoro del genere; diverso è scrivere un software e poi venderlo a più persone, per quanto legale, eticamente è una frode, in quanto il lavoro di coding, testing, debugging, ecc. viene svolto una sola volta ma pagato più volte senza un plausibile motivo;


Imho stai faceno confusione (o almeno la stai facendo a me ;) ).Se io scrivo un software posso fare 2 cose:
1. Venderlo ad un'azienda, che poi lo concederà in licenza a terzi o... non sono affari miei.
2. Vendere licenze a privati/aziende, nel qual caso loro dovranno sottostare al contratto di licenza.

Non mi è mai giunta voce di gente che ha venduto un software più volte, viso che non lo può fare. Vendere un software vuol dire fare un passaggio di proprietà, potrò ancora averlo sviluppato io, ma non detengo nessun diritto su tale software. Invece il concedere in licenza mi fa mantenere la proprietà e i diritti sul software e mi fa scegere il come l'acqurente potrà usarlo (che poi venga limitato al numero di processori, computer, utenti, sta alla professionalità mia o dell'azienda che lo licenza).

die_z ha scritto:Riprendo ancora il mio fido cacciavite e il paragone con un programma: il cacciavite è uno strumento, costruire cacciaviti non è lo scopo ultimo dell'umanità (spero), ma rimane comunque un prodotto, un manufatto, un'entità fisica che non esiste senza il completamento di un processo produttivo, nemmeno tanto semplice, che impiega conoscenze, materiali e esseri umani; diversamente un software è uno strumento, nel senso che è un mezzo per raggiungere uno scopo, ma non è altrettanto facile dire che sia un prodotto o un manufatto o un'entità a sè stante.. potrebbe essere diverso, usare altre risorse o metodologie ma raggiungere comunque lo scopo e soprattutto potrebbe anche non esistere e lo scopo potrebbe essere raggiunto comunque.


Il cacciavite serve per avvitare viti, si potrebbe pure usare una pinza ottenendo un risultato non dissimile. Un software serve per avere un risultato, mettiamo che calcola una serie numerica, la si può calcolare a mano, come si può usare la pinza...

Visto come codice sorgente un software è alla fine una fomula matematica, un'idea, che ricade perfettamente nella differenza tra mela e idee. E anche andando vedere il codice binario del programma alla fine è sempre un'idea. Tuttavia nel momento in cui viene usato per ottenere il risultato (il decmiliardesimo nuero della serie) non è più un'idea, ma uno strumento per ottenere un risultato, alla pari del cacciavite. Quindi è sia uno strumento sia un prodotto, al pari del cacciavite.

EDIT: tento di spiegarmi un pò meglio, il software è un prodotto/manufatto tanto quanto il cacciavite, perchè un'azienda spende soldi per ottenere quel software, pagando i programmatori, la corrente, gli uffici... quanto chi costruisce cacciaviti.
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Re: I luoghi comuni del software libero

Messaggiodi die_z il lun lug 20, 2009 8:03 am

zetsu ha scritto:Imho stai faceno confusione (o almeno la stai facendo a me ;) ).Se io scrivo un software posso fare 2 cose:
1. Venderlo ad un'azienda, che poi lo concederà in licenza a terzi o... non sono affari miei.
2. Vendere licenze a privati/aziende, nel qual caso loro dovranno sottostare al contratto di licenza.

Hai ragione, ho mescolato la terminologia io. Per "vendere più volte" intendevo "concedere in licenza dietro compenso più volte".. che è peggio di vendere, è vendere per finta, più volte ;)
Per la precisione però, già che hai sottolineato il punto, non mi risulta che In Italia sia possibile "vendere" un software. La paternità di un'opera dell'ingegno è inalienabile. I diritti di sfruttamento economico invece sono un'altra storia e infatti, per il modello di marketing tradizionale, sono tutto.

(che poi venga limitato al numero di processori, computer, utenti, sta alla professionalità mia o dell'azienda che lo licenza).

professionalità ?!? :shock:

Il cacciavite serve per avvitare viti, si potrebbe pure usare una pinza ottenendo un risultato non dissimile. Un software serve per avere un risultato, mettiamo che calcola una serie numerica, la si può calcolare a mano, come si può usare la pinza...

Il cacciavite serve per avvitare viti ma è un oggetto.
Un software serve a qualcosa ma è niente più che un'idea di fare quel qualcosa.

Tuttavia nel momento in cui viene usato per ottenere il risultato (il decmiliardesimo nuero della serie) non è più un'idea, ma uno strumento per ottenere un risultato, alla pari del cacciavite.

Mi sembra di discutere del paradosso di achille e la tartaruga.. riuscirà mai a sorpassarla?

EDIT: tento di spiegarmi un pò meglio, il software è un prodotto/manufatto tanto quanto il cacciavite, perchè un'azienda spende soldi per ottenere quel software, pagando i programmatori, la corrente, gli uffici... quanto chi costruisce cacciaviti.

È proprio questo un dei più grossi limiti della visione comune!
Come si può confondere un prodotto con un insieme di opere dell'ingegno, servizi informatici, beni (im)mobili e tutto il resto ...con un oggetto?
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Re: I luoghi comuni del software libero

Messaggiodi zetsu il mer lug 22, 2009 3:58 pm

Provando a prendere pure un discorso fatto in chat:
Da quello che ho capito ci sono due modi di vedere il software:
- come puro algoritmo matematico
- come prodotto

A seconda di come lo si vede si fanno 2 ragionamenti diversi:
nel primo caso si ha che il licenziare il software è un "furto etico" perchè il lavoro di testing, debug, ecc viene eseguito una sola volta;
nel secondo invece licenziare il software è legittimo, perchè io per fare quel prodotto ho speso soldi, e se tu vuoi usarlo devi pagarmelo[1].

Magari ho riassunto troppo, però mettiamoci in un ipotetico caso:
Pippo è un programmatore, è sufficentemente bravo da sviluppare un programma o da rilasciare una major relase in un solo anno.
Visto che non ha voglia di rimettere mano ai programmi che ha fatto gli anni precedenti sceglie di rendere disponibile il proprio programma sotto la sua supervisione [2] solo durante quell'anno e senza dare supporto [3]. Inoltre pippo è un'essere umano e ha bisogno di 1000 € al mese per poter vivere, quindi da ogni programma deve guadagnarci 12000 €.
Se il programma che ha fatto quell'anno gli è stato commissionato non c'è problema, chi lo ha richiesto paga, e pippo dice: "io ho fatto questo programma, ma ora che lo fatto non mi interessa più, tutti possono usare questo mio programma, vederne i sorgenti ecc...". Tuttavia alcuni anni nessuno gli commissiona programmi, al che può dire due cose:
- "Io faccio il programma, il primo a cui serve mi paga i 12000 €, poi tutti lo potranno usare gratuitamente come sopra"
- "Mi servono 12000 €, visto che la volta scorsa ho venduto 12 copie del programma, lo licenzio e faccio pagare il suo utilizzo a 1000€ a copia"

Imho pippo ha tutto il diritto di scegliere sia l'una che l'altra, come ha tutto il diritto di scegliere di non offrire supporto ai suoi programmi.

[1] poi dire tu puoi usare il mio programma solo se hai meno di tot utenti, di tot processori, o tot computer lo ritengo comunque poco professionale
[2] ovvero chiude eventuali bug
[3] se non sai usare il mio programma sono affari tuoi
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Re: I luoghi comuni del software libero

Messaggiodi die_z il gio lug 23, 2009 4:32 pm

zetsu ha scritto:Provando a prendere pure un discorso fatto in chat:
Da quello che ho capito ci sono due modi di vedere il software:
- come puro algoritmo matematico
- come prodotto

Questa è la tua opinione, se sei disposto a ragionare anche in altri contesti possiamo andare oltre[1].

A seconda di come lo si vede si fanno 2 ragionamenti diversi:
[...]

Ragionamento possibilmente corretto ma a partire da una premessa non condivisa.

Magari ho riassunto troppo, però mettiamoci in un ipotetico caso:
[...]

Partendo da questa premessa si evince che:
  • non stai parlando di software libero
  • non stai parlando di luoghi comuni sul software libero
  • tutto ruota attorno al problema del ricavo economico derivante da un'attività di programmazione
Qualsiasi siano il caso che esponi e le conclusioni che ne trai, sono per forza di cose off-topic.

Ora, per cortesia, fermo restando che se ti interessa contribuire all'argomento del presente topic sei il benvenuto, ti spiace utilizzare per altri argomenti locazioni in cui quella discussione sia, appunto, on topic? Se il topic adatto all'argomento che vuoi trattare non esiste, ti esorto a crearlo e, se lo ritieni utile, scrivi nei topic correlati avvisando che intendi aprire una nuova discussione e magari chiudi con un link al topic appena creato.

Continuare così non è per nulla costruttivo, crea un sacco di rumore e pertanto finisce per rendere difficile (e dispendiosas in termini di tempo) la lettura a chi cerca informazioni sul tema di questo topic.


bye_z!

PS: tra l'altro questo è esattamente il problema che affligge la maggior parte dei forum e, mettendo temporaneamente sulla testa il cappello da moderatore, intendo spostare le parti non inerenti la discussione in un altro topic; prima però aspetto un po', nella speranza di raggiungere un consenso sull'uso del forum
-
[1] ad es. possiamo considerare anche il ruolo dell'hardware nel gioco tra proprietà intellettuali, prodotti e strumenti
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Re: I luoghi comuni del software libero

Messaggiodi zetsu il gio lug 23, 2009 5:33 pm

sposta pure, non è un problema, poi eventualmente rispondo.
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Re: *soft*ware vs. *hard*ware - punti di vista?

Messaggiodi zetsu il ven lug 24, 2009 9:08 pm

Personalmente preferirei rimanre nel software, per non mettere troppa carne sul fuoco, comunque se ritieni sufficientemente importante parlare pure dell'hardware puoi iniziare il discorso.

die_z ha scritto:Questa è la tua opinione, se sei disposto a ragionare anche in altri contesti possiamo andare oltre[1].


die_z ha scritto:Ragionamento possibilmente corretto ma a partire da una premessa non condivisa.

Credevo parlassimo appunto di punti di vista diversi, condivisi o meno, per cercare di capire le differenze e magari capire se si può definirne una sbagliata.

die_z ha scritto:Partendo da questa premessa si evince che:
  • non stai parlando di software libero
  • non stai parlando di luoghi comuni sul software libero
  • tutto ruota attorno al problema del ricavo economico derivante da un'attività di programmazione


  • parlo di software cercando di capire se è legittimo pretendere che tutto il software sia libero
  • se una persona vuole programmare nel tempo libero è liberissimo di farlo, ma come sistema economico non credo funzioni al di fuori dei "servizi fuori dal codice"

ci risentiamo tra 7 giorni :)
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Re: *soft*ware vs. *hard*ware - punti di vista?

Messaggiodi die_z il lun lug 27, 2009 11:27 pm

Il titolo del topic l'ho pensato "al volo" e può non essere adatto, in effetti non mi veniva in mente niente di meglio.. idee?

zetsu ha scritto:Personalmente preferirei rimanre nel software, per non mettere troppa carne sul fuoco, comunque se ritieni sufficientemente importante parlare pure dell'hardware puoi iniziare il discorso.

Il paragone con l'hardware non è per "allargare" il discorso, è solo un altro modo per prendere in esame un soggetto incorporeo come il software alla luce delle differenze che ci sono con oggetti materiali.

[...]
Credevo parlassimo appunto di punti di vista diversi, condivisi o meno, per cercare di capire le differenze e magari capire se si può definirne una sbagliata.

Lungi da me tentare di arrivare a una conclusione definitiva, è esattamente il confronto di opinioni che è interessante. Pertanto il tentativo di definire un'opinione "sbagliata" è come minimo un obiettivo assai lontano, ammesso che esista il bisogno di raggiungerlo.

[...]
  • parlo di software cercando di capire se è legittimo pretendere che tutto il software sia libero
  • se una persona vuole programmare nel tempo libero è liberissimo di farlo, ma come sistema economico non credo funzioni al di fuori dei "servizi fuori dal codice"

Pretendere è un sentimento tipico dei bambini che battono i piedi perché non possono ottenere ciò che vogliono. Noi direi che stiamo argomentando posizioni diverse.
L'aspetto economico invece, ribadisco, per me è completamente fuori obiettivo in questa discussione. La domanda (comprensibile e condivisibile) di come uno sviluppatore che licenzia in modo libero il suo software possa trarre profitto e sostentamento dal suo lavoro è un ambito vasto e complesso di suo e, per essere trattato, sono convinto richieda solide basi condivise alle spalle. Una delle basi necessarie per trattare tale argomento, sempre nella mia opinione, è concordare sul significato di software, a livello di sorgente e di binario, e di libertà e, quindi, di cosa significa utilizzare una licenza libera e una proprietaria.

Quello che secondo me manca a questa discussione è un punto in comune. Proporre punti di vista differenti sullo stesso argomento è una cosa, parlare di argomenti diversi non è un dialogo ma una serie di monologhi. Auspico per questo topic un argomento chiaro da trattare.
Quello che io ho proposto inizialmente è la differenza che un oggetto materiale ha rispetto a un'entità immateriale. Per contestualizzare la proposta ho esemplificato utilizzando un software e un cacciavite, ma altro può essere preso a modello: software e hardware, idee e mele, ecc. Un esempio può essere più calzante di un altro o può essere più significativo per una persona che per un'altra ma un certo sforzo per scendere tutti sullo stesso piano è necessario da parte degli interlocutori, altrimenti ognuno resta chiuso nel suo guscio e il dialogo diventa flame o ranting senza sbocco pratico, né altra forma di crescita.
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Re: *soft*ware vs. *hard*ware - punti di vista?

Messaggiodi die_z il lun lug 27, 2009 11:54 pm

Provo a formulare nuovamente il concetto che secondo me è spesso oggetto di confusione: la differenza tra un software e un prodotto materiale.

Ciò che distingue un software da un prodotto materiale come i tanti che siamo abituati a usare quotidianamente è la sua natura incorporea. Questa caratteristica conferisce al software proprietà fondamentali, che gli oggetti non hanno. La stessa distinzione ha portato, in ambito legale, alla nascita del concetto di "cessione in licenza" dal momento che quello di "vendita" non si adattava sufficientemente bene. Questo ci porta a far luce su un altro aspetto peculiare del software: la sua essenza non è nella forma in cui lo utilizziamo (quella binaria che viene eseguita dalla CPU) ma nella forma in cui viene concepito (il codice sorgente che viene scritto dall'uomo). Proprio per il fatto che l'essenza del software è il codice sorgente, cioè la serie di algoritmi e istruzioni decisionali con cui il programmatore insegna un particolare complesso di procedimenti logici a un calcolatore, esso non può essere venduto, la sua proprietà non può passare da un soggetto a un altro. In sostanza il nocciolo di tutta la questione (i procedimenti logici, gli algoritmi, e l'abilità del programmatore, che ha ricreato tutto ciò in quel particolare modo) non è in vendita, non può essere ceduto.

Riprendendo dall'inizio, sottolineo adesso tra le più importanti proprietà del software la possibilità di essere duplicato, moltiplicato, a un costo che è praticamente zero e questo, assieme all'impossibilità di vendere l'essenza del software, rende quanto meno degna di profonda e scrupolosa analisi la possibilità di scambiare un software con del denaro. Questo non significa che compensare il valore di un software che si riceve con del denaro è sbagliato. Questo significa piuttosto che il modello di compra-vendita che caratterizza il mercato mondiale non può essere applicato così com'è al software. La necessità e le modalità di un corrispettivo in denaro per un software vanno valutate da zero, senza improbabili riferimenti a quanto già esiste, perché si tratta di un mercato nuovo, diverso e, quindi, non assimilabile ad altri scambi commerciali.

Qui giunto mi fermo e lascio riflettere. Prego chiunque si accinga a rispondere di pesare attentamente ciò che scrive, rileggere e controllare il significato delle frasi, perché questo argomento, secondo me, sta alla base di molti altri. È molto difficile essere obiettivi e parlare concretamente di un soggetto così sfuggente come il software, soprattutto in relazione alla relativa ignoranza (e non in senso cattivo) e confusione che lo circonda. Da un punto di vista si sovrappongono infatti almeno i concetti di proprietà intellettuale, diritto d'autore e brevetto, mentre dal punto di vista commerciale si incontra la enorme (eppure sottile) distinzione tra vendita e licenziamento; ogni ambito presenta mille trabocchetti e pericolosi vicoli ciechi. Stiamo attenti a non cadere nei luoghi comuni, un LUG è anche un posto che aiuta a gettar luce sul FUD[1] e fare chiarezza su quello che molte (troppe, forse?) persone non sanno e non si sono mai prese la briga di conoscere.

[1] Fear, Uncertainty, Doubt - Paura, Incertezza, Dubbio
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Re: *soft*ware vs. *hard*ware - punti di vista?

Messaggiodi zetsu il mar ago 04, 2009 6:16 pm

die_z ha scritto:Provo a formulare nuovamente il concetto che secondo me è spesso oggetto di confusione: la differenza tra un software e un prodotto materiale.

Ciò che distingue un software da un prodotto materiale come i tanti che siamo abituati a usare quotidianamente è la sua natura incorporea. Questa caratteristica conferisce al software proprietà fondamentali, che gli oggetti non hanno.


Non sono completamente d'accordo, e provo a spiegarmi:

Considera il tavolo. Tutti noi abbiamo l'idea di tavolo, se qualcuno non c'è l'ha possiamo spiegargliela dandogli l'idea.
Quello che tento di dire è che tutti gli oggetti corporei hanno una parte di idea, ed una parte di corporeità. Infatti tutti noi quando vediamo un tavolo, un portatile, una televisione, capiamo subito cosa sono.
Nel software queste due parti sono in quatità diverse, ma esistono comunque entrambe. Infatti un programma non è altro che una serie di algoritmi che portano al risultato voluto, e quasi sempre gli algoritmi sono sempre gli stessi. Per comprimere i dati sia che si utilizzi zip, che rar, che gz, che bz2, che qualunque altro si usa spesso lo stesso algoritmo (non ricordo il nome), solo che lo usano in maniera leggermente differente, con impostazioni diverse a seconda di quanto lo volevano efficente e di come gli è venuta al programmatore di turno.

L'idea di tavolo, di cacciavite e di tutti gli altri "oggetti materiali" non è mai venduta, è venduta una forma concreta -di quell'idea- che si adatta alle esigenze di chi lo compra.
Dall'idea di tavolo sono stati creati tutti i tavoli esistenti e esistiti, da quelli semplici a forme di arte moderna. Idem per il software, ci sono moltissimi sorgenti che scrivono a video "hello world", ma l'idea di scrivere a schermo hello word è comune a tutti.
E' vero che algoritmi usati da un programma possono essere diversi e possono essere usati in ordine diverso, tuttavia il risultato è uguale in tutti i programmi.
Per esempio tutti i programmi che trasformano un'immagine png in una jpg non fanno altro che applicare lo stesso algoritmo, anche se uno può essere più flessibilie (metti che si possano impostare parametri di qualità) dell'altro, l'algoritmo usato è uno solo, come il risultato.

Per questo a mio avviso la differenza che esplichi tra software e materia non è cosi netta.
Ed è proprio questo il concetto di partenza che non ci vede d'accordo.
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